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CLOWN

  • Clown.
    Sono un clown. 
    Anche se non esercito piu', sono un clown.
    Chi e' stato clown lo sara' per tutta la vita.
    E come quasi tutti i clowns, la vita e' stata amara, piena di cose tristi, fatica e sudore.
    E' questo che fa di me, di noi, dei clowns. La sofferenza, ognuno a suo modo, fa si che ci si possa rifugiare in un personaggio, un altro essere, un'altra entita'.
    La cosa peculiare e' che piu' si e' tristi, piu' si diventa comici ed esplosivi con il pubblico nelle vesti di clown.
    E' una legge di compensazione, credo.
    Io, nella mia carriera di clown, ho avuto grandi successi, grandi soddisfazioni. 
    Mi piaceva sentire le risate, vedere le lacrime su persone che magari erano venute proprio per evadere dalle loro piccole o grandi tragedie di tutti i giorni, 
    per non pensare alle cose negative e passare un po' di tempo a ridere.
    Mi manca la mia maschera, a volte la rispolvero facendo una gag o due, per tentare di sorridere vedendo gli altri ridere per le mie battute...
    ma non e' piu' come allora, non c'e' piu' l'odore di segatura, le battute improvvisate tra antichi testi di teatro e di rivista tramandati, che sera per sera si articolavano divagando di quando in quando.
    Una volta c'era il pagliaccio, il clown che dialogava con il pubblico, che coinvolgeva e scherzava su tutto e tutti, 
    oggi e' tutto piu' industriale, piu' grande, piu' dispersivo, piu'... triste.
    Si e' perso il calore, quello che trasmettevo e che ricevevo dal pubblico.
    Adesso le battute sono poche, quelle poche ritrite fino alla nausea, senza fantasia, senza cuore. Adesso non esiste piu' il clown.
    Non c'e' piu'.



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