Spargi la voci

La Debby

  • La debbi e mi pentii di ciò, la debbi una primavera, manco fosse un lising, lui s'offerse l'aperitivo, mi paghette il cinema con Stallone, che meneva e menato, menato e meneva e 'driana; mi sciorinava i polpastrelli nelle cosce ignude, mentre con l'altra polipava le falangette nel capezzolo sinistro, crocchiavo nocciolelle con impegno lemurico, quando esso mi fecque sentire la misura del suo amore, stizzii, che reggendo il bilico dei vettovagliamenti rallentavo il provvigionamento, ridotto alla sinistra mano, fortuna che la coca era accannucciata.

     

    Lui nella vita scaricava lavori socialmente utili, sovente nella schiena di stracomunitari, che diventavano tutti neri al momento del salario, vestiva Dolce e Gabbana, ma in modo virile, senza lavarsi le scelle, aveva sempre una mano nel tastierino e l'altra nei gioielli, con la voce ripeteva sempre quanto, mettendo l'interrogativo inconsciamente, pollice e indice;

     

    I vocaboli mi rintronano initaliano antico tra i tempi, mentre l'amore umenta, gli ho fatto partire un'applicazione nell'ifon della tasca destra, clocchia come ping pong, adeguo il ritmo, il polipo romano a spostato i confini del vunderbrà, procede a testuggine con la testolina del medio nei confini dell'imbellico, viene a soccorso dei polpastrelli che mettono ordine coi cellulari, già che ci sono spattano e edottano, avvinghiati al mio polso, rumino al ritmo potetico del ping pong, che ei spense, ma la destra discorda, avvillita dall'obbligo di tergiversare lenta in cima alla collina, piovuta di recente, nelle gore liquido fertilizzante e un odore di limoni spremuti.

     

    Mi guarda a tranci come un tonno, mi copre gl'occhi coi raiban, cià l'amore di pancia e si scrive i nomi nei bicipiti,l'iniziali in cotico, rasando le setole, anco nei bicipiti sopra il stomaco, è finto moderno, che cià nostalgie canaglie, ma le sente da solo nell'aipod.

     

    Ricompatti che 'driana giungette, uscettimo, lui col suo amore m'indicava la via, poi strade, scale e una porta, le mani libere da censure ardirono vieppiù, scaricatore di porti la sua bocca, mi oscena le orecchie, poi mi toglie la granella dai denti, sale un vento salato, è spoglio, com'io, ancora mi promesse e financo giurò, mostrandomi l'amore, bessi le sue promesse, avevano agro sapore e al fine la debbi.

    Lo vissi altre volte, ma di striscio, che v'erano altre debbi.

     


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