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Le mie prigioni

  • Le mie prigioni non sono gabbie ma lande deserte. Le porto nella mente, ma gravano sulle mie spalle. La  conoscenza mi ucciderà, son fuggito dalle gabbie della Non-conoscenza per respirare la mia Non-libertà. E' tutto così buffo. Un uomo mediocre non sa nulla, è chiuso in una cella o una cripta senza rendersi conto della sua prigionia. Un uomo molto mediocre crede di esserne evaso e si fa beffe del suo carceriere, di sè stesso. Io son stato entrambi; mediocre e molto mediocre; per poi mutare il mio animo ed i miei giorni. Ed allora uscito dalle coltri del mio Non-comprendere ho contemplato il mio Non-sapere. Ma di cosa è fatto il Non-sapere?

    E' arido, brullo, illimitato, camaleontico, spietato, assetato il mio eterno deserto. E' pieno di vie e sentieri infiniti che non portano mai da nessuna parte. E' sempre assolato senza caverne o anfratti che possano lenire la sua calura. Non conosce acqua, nè stagioni, e le sue notti son fredde all'inverosimile. Vi si cammina solo a piedi nudi, per qualche stramba legge divina. E non ci si può fermare, ma sempre percorrere la Via. Non ci son curve ma solo tele fitte di retti incroci, un'antica pianta romana, solo che molto piu' antica. Le sue pietre, i ciottoli, la sabbia fine e la breccia piu' grossolana si scaldano nelle giornate senza tempo tanto da sembrare irridescenti. Ma l'incedere non può arrestarsi, nè rallentarsi così scoppietta la carne sotto i calcagni privi di calzari, ma la marcia avanza. La marcia va sempre avanti, non incespica nè arranca. Le notti nel deserto del mio Non-Io non hanno stelle, nè luci, nè luna. In effetti non sono notti, ma vespri eterni dove una fioca luce si irradia per illuminare i sentieri. Non ci si può orientare poichè non ha oriente ne occidente. Non ha mare, e quando nel chiarore si alza incessante la brezza gelida di un nord che non esiste, allora si sente il sapore del sale, che si leva dalle sabbie ancora calde e secca le labbra e gli occhi lacrimosi. E quando per la via si vedono pietre colorate o con forme particolari, impossibile prenderle come riferimento, perchè il mio Deserto gioca a confondere i sensi, e mai ci si riesce ad orientare. Solo dopo molta strada e molti passi, un'idea logorante come una frusta si abbatte sulla schiena sino a piegare le gambe. E di lì ad ogni passo frusta più forte le spalle torve, sussurrando il suo ritornello cantilenante : - "Se solo tu avessi accettato la tua natura, mediocre".


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