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Caravaggio: Decollazione del Battista (1608)

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    Dipinto nell’estate 1608, forse tra luglio e agosto, questo quadro rappresenta probabilmente il dono fatto da Caravaggio all’ordine di Malta per aver ottenuto l’investitura a cavaliere magistrale, come dichiara orgogliosamente la firma tracciata sotto il fiotto di sangue che sgorga dal collo del santo, dove si legge “fra’ Michleangelo”. Collocata sull’altare della cappella del Noviziato, o della Misericordia, nella cattedrale di La Valletta, la tela è la più vasta mai realizzata da Caravaggio e il massimo capolavoro del suo soggiorno maltese. Se l’ambientazione notturna del dipinto trova i suoi precedenti in alcune opere lombarde del secondo Cinquecento, nuovissime risultano invece la composizione, la resa luministica e la messa in scena dei personaggi, che inaugurano una nuova fase della pittura di Caravaggio, caratterizzata da fondali sempre più ampi, dall’accentuarsi dei contrasti di luce e ombra e da una conduzione pittorica sempre più abbreviata e impressiva. Nel buio cortile del carcere san Giovanni giace a terra seminudo, i fianchi coperti da un lembo di panno rosso, le mani legate dietro la schiena, il collo squarciato da una profonda ferita da cui sprizza un violento fiotto di sangue. Il tremulo richiudersi delle palpebre, evidenziato dalla luce, segnala con tragico effetto che la vita lo sta abbandonando. Come nella maggior parte dei suoi capolavori di tema narrativo, anche qui Caravaggio sceglie quindi di rappresentare l’attimo culminante del dramma. A sinistra una giovane inserviente porge il vassoio di rame su cui verrà adagiata la testa del giustiziato, come ordina il gesto perentorio del carceriere al centro del gruppo, mentre una vecchia in piedi tra i due si porta le mani al capo con un moto di orrore e pietà. Da dietro le sbarre della finestra due reclusi si sporgono in avanti, osservando incuriositi la scena. Si tratta di un dettaglio che manifesta la repentinità con cui è avvenuta l’esecuzione e che serve ad accentuare la tragicità della messa in scena, come fanno del resto anche i forti contrasti di ombre e luci e la disadorna, trascurata banalità dell’ambientazione architettonica. La corda che pende abbandonata e l’anello murato nella parete sul lato destro lasciano intuire quanto è avvenuto poco prima, quando il santo è stato slegato da quell’angolo del carcere e brutalmente trascinato al centro per essere giustiziato. Caravaggio amplifica la straziante drammaticità della scena attraverso gli abiti, che sottraggono i personaggi alla lontananza estraniante del passato, e la tessitura luministica, ridotta ormai a un fremito di accensioni locali.


    Fonte: La Storia dell’Arte, Biblioteca di Repubblica, Electa Mondadori 2006, Milano

    Nell’immagine: Decollazione del Battista, Caravaggio, 1608, cattedrale di La Valletta, Malta.