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  • Topic: Vi capita mai?

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    • 04 febbraio 2010 21.55.50 CET
    • Vi capita mai?

      Vi capita mai di voltarvi indietro per osservare..con un certo distacco o profondamente coinvolti,la vostra vita??

      Le esperienze fatte, quelle che vi hanno fatto crescere...maturare....diventando sempre piu' consapevoli di voi stessi e delle vostre esigenze ed aspettative???..

      ...La mia vita è come questa foto...piena di scale...di ombre...di presenze importanti...di"pianerottoli"su cui ...mi fermo a pensare.....a volte voltata verso quella parte di"scalini"già calpestati....altre volte guardo con un pò di timore e curiosità l'infinita scalinata ancora da percorrere...

    • 04 febbraio 2010 22.13.08 CET
    • Vi capita mai?

       

      ALMENO SI PUO' RACCONTARE QUALCOSA

       

      LE PRESENZE LE OMBRE DEL PASSATO  CI SERVONO A FARCI AFFRONTARE

      MEGLIO IL FUTURO...........

      SOLO LE PERSONE CHE HANNO VERAMENTE SOFFERTO RIESCONO A FERMARSI

      E PENSARE.......... E  SONO POCHE ( ALMENO IO NE CONOSCO POCHISSIME)

      VEDO SOLO TANTA IPOCRISIA.....E FALSITA'  DI GENTE CHE SICURAMENTE

      NON HA SOFFERTO DI GENTE CHE VIVE PERCHE' RESPIRA.......

      BASTA..........POI DIVENTO PESANTE....

      A VOLTE PUO' ESSERE BELLO FERMARSI A PENSARE......CHE SENSAZIONI

      CIAO UN BACIO

       

       

    • 04 febbraio 2010 22.20.46 CET
    • Vi capita mai?

      a volte il mio sguardo è molto lontano sai,

      proprio all'adoloscenza...

      e devo dire ke ,nn l'ho vissuta da tale,ma gia kon

      una certa maturità,dovuta ai miei akkaduti...

      e kome tale mi vedo oggi,

      e mi riskopro in crescita,anke solo guardando a breve,

      ogni giorno ,qualkosa mi fa crescere.

      ieri,oggi e spero anke domani.

      ciao acida

       

    • 04 febbraio 2010 22.39.17 CET
    • Vi capita mai?

      acida...il tuo rigore esistenziale

      a volte e' quasi ascetico , sei cosi profonda...

      si ha la sensazione che la tua realta' sia costantemente in fuga,

      e le dimensioni di essa impercettibili...senza contorno.

      ...Confusa, fragile, dissoluta a volte...

      superiore , intrisa di passione e risoluta altre ...

      sei l'emblema vivente della donna...

      facile e difficile star con te...arduo e eroico starti accanto.

      conserva il timore di guardare avanti...nutri la curiosita'...resta cosi...

      misteriosa.

       

       

       

       

       

    • 05 febbraio 2010 09.37.45 CET
    • Vi capita mai?

      Mi guardo indietro

      e mi chiedo:

      "MA QUANTA VITA HO DA

      RACCONTARE?"

      Mi guardo avanti e dico:

      "Ma quanta vita mi restera' ancora?"

      Mi guardo adesso e dico:

      "Che gran pasticcio, e' tutto da rifare!"

      Mi guardo intorno e dico:

      "Trovero' mai pace e amore in questa

      bolgia di solitudine?"

      Mi guardo dentro e dico:

      "No, non voglio arrendermi, prima o poi

      TI TROVERO'"

      Non mi guardo affatto, ma sento che la

      vita comunque vale la pena viverla, belli

      o brutti, magri o grassi, alti o bassi che

      siano persone, problemi, o situazioni....

      VALE SEMPRE E COMUNQUE,

      A PRESCINDERE, VIVERLA!!!

       

      Ciao, Acidaperfida! KISSS

    • 05 febbraio 2010 10.05.10 CET
    • Vi capita mai?

      [quote=VITAMIA]

       

      ALMENO SI PUO' RACCONTARE QUALCOSA

       

      LE PRESENZE LE OMBRE DEL PASSATO  CI SERVONO A FARCI AFFRONTARE

      MEGLIO IL FUTURO...........

      SOLO LE PERSONE CHE HANNO VERAMENTE SOFFERTO RIESCONO A FERMARSI

      E PENSARE.......... E  SONO POCHE ( ALMENO IO NE CONOSCO POCHISSIME)

      VEDO SOLO TANTA IPOCRISIA.....E FALSITA'  DI GENTE CHE SICURAMENTE

      NON HA SOFFERTO DI GENTE CHE VIVE PERCHE' RESPIRA.......

      BASTA..........POI DIVENTO PESANTE....

      A VOLTE PUO' ESSERE BELLO FERMARSI A PENSARE......CHE SENSAZIONI

      CIAO UN BACIO

       

       

      penso sia una cosa meravigliosa il poter raccontare..

      peccato pero'  che oltre a pensare, molte volte si elabora e a volte si crea..

      Baciotto e buona giornata..

    • 05 febbraio 2010 10.13.27 CET
    • Vi capita mai?

      [quote=Ajsha]

      a volte il mio sguardo è molto lontano sai,

      proprio all'adoloscenza...

      e devo dire ke ,nn l'ho vissuta da tale,ma gia kon

      una certa maturità,dovuta ai miei akkaduti...

      e kome tale mi vedo oggi,

      e mi riskopro in crescita,anke solo guardando a breve,

      ogni giorno ,qualkosa mi fa crescere.

      ieri,oggi e spero anke domani.

      ciao acida

       

      La penso esattamente come te..

    • 05 febbraio 2010 10.16.14 CET
    • Vi capita mai?

      [quote=BEEERG]

      acida...il tuo rigore esistenziale

      a volte e' quasi ascetico , sei cosi profonda...

      si ha la sensazione che la tua realta' sia costantemente in fuga,

      e le dimensioni di essa impercettibili...senza contorno.

      ...Confusa, fragile, dissoluta a volte...

      superiore , intrisa di passione e risoluta altre ...

      sei l'emblema vivente della donna...

      facile e difficile star con te...arduo e eroico starti accanto.

      conserva il timore di guardare avanti...nutri la curiosita'...resta cosi...

      misteriosa.

       

       

       

       

       

      A  te rispondo con una citazione del grande PAULO COELHO:

      Mi è tornata un'immensa

      voglia di vivere

      quando ho scoperto

      che il senso della mia vita

      era quello

      che io avrei voluto darle....

    • 05 febbraio 2010 10.22.14 CET
    • Vi capita mai?

      [quote=acidaperfida]

      [quote=BEEERG]

      acida...il tuo rigore esistenziale

      a volte e' quasi ascetico , sei cosi profonda...

      si ha la sensazione che la tua realta' sia costantemente in fuga,

      e le dimensioni di essa impercettibili...senza contorno.

      ...Confusa, fragile, dissoluta a volte...

      superiore , intrisa di passione e risoluta altre ...

      sei l'emblema vivente della donna...

      facile e difficile star con te...arduo e eroico starti accanto.

      conserva il timore di guardare avanti...nutri la curiosita'...resta cosi...

      misteriosa.

       

       

       

       

       

      A  te rispondo con una citazione del grande PAULO COELHO:

      Mi è tornata un'immensa

      voglia di vivere

      quando ho scoperto

      che il senso della mia vita

      era quello

      che io avrei voluto darle....

      [/quote]

       

       "Nessun cuore ha mai provato sofferenza quando ha inseguito i propri sogni."

      (visto che gradisci paulo...)

    • 05 febbraio 2010 10.23.27 CET
    • Vi capita mai?

      [quote=PRIMODISETTE]

       

      Mi guardo indietro

      e mi chiedo:

      "MA QUANTA VITA HO DA

      RACCONTARE?"

      Mi guardo avanti e dico:

      "Ma quanta vita mi restera' ancora?"

      Mi guardo adesso e dico:

      "Che gran pasticcio, e' tutto da rifare!"

      Mi guardo intorno e dico:

      "Trovero' mai pace e amore in questa

      bolgia di solitudine?"

      Mi guardo dentro e dico:

      "No, non voglio arrendermi, prima o poi

      TI TROVERO'"

      Non mi guardo affatto, ma sento che la

      vita comunque vale la pena viverla, belli

      o brutti, magri o grassi, alti o bassi che

      siano persone, problemi, o situazioni....

      VALE SEMPRE E COMUNQUE,

      A PRESCINDERE, VIVERLA!!!

       

      Ciao, Acidaperfida! KISSS

       

      attraversiamo il presente per il nostro bene o male che sia,
      con gli occhi ben aperti, ogni giorno porta la sua propria carica.
      sapendo quello pensiamo, sentiamo e facciamo in questo preciso momento é soltanto quello che siamo in grado di fare.

       Guardare indietro nel tempo per giudicare il nostro comportamento di quel momento, secondo me non ha senso,  perché in quel momento eravamo quelli d' ieri e non quelli d' oggi, e non potevamo fare altrimenti, abbiamo fato quello che noi pensavamo fosse giusto.
      Beh naturalmente guardare le cose con il senno di poi è molto più facile per capirne il senso...ma così facendo si rischia di non godere pienamente del presente o per lo meno di perdere tanti attimi irripetibili che la vita ci dona...

      Credo che bisogna sviluppare una più forte coscienza del presente per poter vivere al massimo ogni suo istante e trovare la felicità giorno per giorno anche nelle piccole cose...

       

    • 05 febbraio 2010 10.30.50 CET
    • Vi capita mai?

      si acida...

      pero' guardare il presente senza prescindere da null'altro e' rischioso.

      Ha un aroma egoista...ed e' cosi relativista...

      il ralativismo non riconosce nella natura ordini e regole...riconosce solo nella propria persona l' autorita' preposta alle decisioni di qualsiasi natura....

      ed e' cosi "comune"...tu non sei comune ..mi sembra.

    • 05 febbraio 2010 13.50.05 CET
    • Vi capita mai?

      il tuo rakkontare il passato,nn è altro ke

      lezione di vita,

      nn è altro ke crescita x alkuni,

      e kome sempre ti ho detto,i tuoi scritti

      mi hanno fatta crescere e ankora oggi è

      in atto la mia crescita anke,grz a tè...

      purtroppo reny,kosa piu delle sofferenze altrui fà crescere ???

      a volte anke una gioia di altri fa crescere ,mà sai bene

      ke è,la fatika ,la sofferenza ,a portare

      una piena crescita interiore.

      i tuoi vissuti ,sono forti,tokkanti e skuotono e nn poko...

      almeno x mè è kosi.

      ei gioiaa,ti voglio un kasino di bene...e vorrei x tè,

      tutto il bene possibile....ti abbraccio forteeeeeee ciaoooooooo reny

       

       di nuovo un bacio,ciaoo...acida 

    • 05 febbraio 2010 15.56.25 CET
    • Vi capita mai?

      Io sono il frutto del mio passato, la vita non è solo grigia, ma fatta di tante sfumature anche rosee!!!!

      Per quanto mi riguarda il passato mi ha insegnato molto e penso che io rappresento il frutto del mio passato..... ! Tante gioie e tanti dolori, tante cadute che hano fatto male,ma nello stesso tempo poi quando ti rialzi ti senti soddisfatto!

      Sicuramente spero in un fututo colorato e non grigio,ma nello stesso tempo sono certo che ci saranno sempre periodi grigi o neri,fa parte della vita, ma sta a me e solo a me cercare di farli diventare di un colore meno cupo....!

      Buona giornata a tutti vado a dipingere la mia vita ....ehheheheeheh

    • 06 febbraio 2010 11.56.11 CET
    • Vi capita mai?

      ....che non dobbiamo mai voltarsi indietro..... il passato e' passato ...quindi meglio guardare avanti !!!

      ma se propio devo voltarmi indietro...... e dovessi rappresentare la mia vita con una fotografia..... allora vedrei questo:

      ... un passato nascosto nella fitta nebbia... acidaperfida, io non mi fermo a pensare.... io agisco !!!!

       

    • 13 gennaio 2012 17.00.51 CET
    • Vi capita mai?

      "I sentieri del Giardino Infinito devono essere attraversati dal
      corpo, dal cuore e dalla mente come una sola cosa…"
      dal Vangelo Esseno della Pace

      Gli antichi, ci hanno chiaramente indicato un modo di pensare, che ci
      permette di ridefinire ciò che sperimentiamo all’esterno, rivolgendo
      la nostra attenzione a ciò che siamo diventati all’interno di noi. Per
      poter cambiare le condizioni del mondo esterno, si viene invitati a
      formare, interiormente, le condizioni che desideriamo realizzare
      all’esterno. Quando lo facciamo, un nuovo stato di salute o di pace si
      rispecchia nel mondo intorno a noi. Per portare la pace a coloro che
      amiamo, dobbiamo prima diventare quella pace. Con la capacità di
      visione che li caratterizzava, i saggi Esseni stabilirono delle chiare
      distinzioni tra emozione, pensiero e sentimento. Sebbene siano molto
      apparentati , il pensiero e l’emozione devono essere dapprima
      considerati come indipendenti e solo in seguito vanno uniti e fusi nel
      sentimento, che diventa così il linguaggio silenzioso della creazione.
      Le descrizioni che vengono trascritte qui di seguito sono le chiavi
      che ci conducono nel cuore della nostra modalità perduta di preghiera.

      EMOZIONE

      L’emozione può essere considerata la fonte di potere, che ci spinge
      avanti nella vita verso i nostri obiettivi. E’ attraverso l’energia
      delle nostre emozioni che alimentiamo i nostri pensieri per renderli
      reali. Il potere dell’emozione, comunque, può essere di per sé sparso
      e senza direzione. In presenza del pensiero le nostre emozioni
      acquistano una direzione, poiché immettono la vita dentro l’immagine
      dei nostri pensieri. Le tradizioni antiche indicano che siamo in grado
      di avere due emozioni primarie. In termini forse più accurati,
      possiamo dire che durante la nostra esistenza sperimentiamo varie
      condizioni che sono riducibili a una singola emozione. L’amore è un
      estremo di tali condizioni. Qualunque cosa crediamo sia l’opposto
      dell’amore è il secondo estremo, spesso descritto in termini di paura.
      La qualità delle nostre emozioni determina il modo in cui le
      esprimiamo. Talvolta l’emozione è fluida, talaltra è depositata
      all’interno dei tessuti del nostro corpo ed è estremamente allineata
      col desiderio, la forza che spinge la nostra immaginazione verso la
      risoluzione.

      PENSIERO

      Il pensiero può essere considerato il sistema di guida che indirizza
      le nostre emozioni. E’ l’immagine o idea Creata dal pensiero a
      determinare dove sono dirette le emozioni e l’attenzione. Il pensiero
      è strettamente associato all’immaginazione. Cosa che sorprende molti,
      il pensiero di per sé ha poca forza; rappresenta solo una possibilità,
      priva dell’energia necessaria a dargli vita. Questa è la bellezza del
      pensiero puro. In assenza di emozioni, non c’è potere per rendere
      reali i nostri pensieri. E’ il dono umano di saper manifestare il
      pensiero in assenza di emozione, ciò che ci permette di modellare e
      simulare le possibilità della vita senza pericolo, senza creare paura
      o caos nella nostra esistenza. E’ soltanto col nostro amore o con la
      nostra paura verso gli oggetti dei nostri pensieri, che noi immettiamo
      la vita nelle creazioni della nostra immaginazione.

      SENTIMENTO

      Il sentimento può esistere solo in presenza del pensiero e
      dell’emozione, poiché rappresenta l’unione di entrambi. Quando
      sentiamo, stiamo sperimentando il desiderio delle nostre emozioni fuso
      con l’immaginazione dei nostri pensieri. Il sentimento è la chiave
      della preghiera, poiché la creazione risponde al mondo del sentire
      umano. Quando attraiamo o allontaniamo da noi le persone, le
      situazioni e le condizioni che incontriamo nella nostra esperienza,
      osserviamo i nostri sentimenti e capiremo perché ciò accade. Per
      provare un sentimento, dobbiamo prima avere sia un pensiero che
      un’emozione. La sfida che incontriamo nello sviluppare il nostro più
      alto potenziale personale risiede nel saper riconoscere quali pensieri
      ed emozioni sono rappresentati dai nostri sentimenti.

      A partire da queste tre definizioni scarne e forse troppo
      semplificate, appare chiaro perché è impossibile "cacciare il
      pensiero" di esperienze paurose e dolorose. Il pensiero è solo una
      delle componenti dell’esperienza umana, il "vedere" mentalmente dei
      risultati possibili. Il dolore, tuttavia, è un sentimento, il prodotto
      del nostro pensiero alimentato dal nostro amore o dalla nostra paura
      verso ciò che la nostra mente crede sia accaduto. Tenendo conto di
      questa formula, i maestri esseni, ci invitano a guarire il ricordo
      delle nostre esperienze più dolorose cambiando l’emozione collegata a
      quell’esperienza.

      Fornendo una base antica al moderno assioma "l’energia segue
      l’attenzione", una coincisa parabola tratta dal perduto Vangelo Q così
      descrive il concetto : " Chiunque cerchi di proteggere la propria
      vita, la perderà". Queste poche parole spiegano perché talvolta noi
      attiriamo nella nostra vita proprio le esperienze che meno vorremmo
      avere. In questo esempio il modello suggerisce che, preparandoci e
      difendendoci contro ogni possibilità e situazione in cui potremmo
      perdere la vita, in realtà stiamo portando l’attenzione proprio verso
      quell’esperienza che abbiamo scelto di evitare. Attraverso il non
      volerla, creiamo le condizioni che le permettono di esistere. Anziché
      focalizzare la nostra attenzione su ciò che non vogliamo, possiamo
      però operare a un livello di scelta superiore, identificando ciò che
      scegliamo di portare nella nostra vita e vivendo da quella
      prospettiva. Le affermazioni forniscono un magnifico esempio di questo
      principio.

      In tempi recenti, le affermazioni sono diventate molto popolari presso
      coloro che seguono taluni insegnamenti spirituali ed esoterici. Tali
      tradizioni suggeriscono che affermando molte volte al giorno le stesse
      cose che scegliamo di sperimentare nella vita, esse si realizzeranno.
      La regola di base è che meno complessa è l’affermazione, più chiaro
      sarà il suo effetto. Le parole delle nostre affermazioni spesso
      riflettono un desiderio di cambiamento, come ad esempio : " Io vivo
      nell’abbondanza, ora e in tutte le manifestazioni future".

      Abbiamo identificato il pensiero in termini di un sistema di
      conduzione, un programma direzionale dell’energia che vogliamo muovere
      nel nostro mondo. In assenza del potere che lo alimenta, il pensiero
      rimane una possibilità a livello mentale. Il potenziale del pensiero
      in assenza dell’energia che lo alimenta va sotto il nome di desiderio.
      Affinché il nostro pensiero acquisti potere, dobbiamo energizzarlo.
      Forse questo spiega perché talvolta le nostre preghiere non ricevono
      risposta. In mancanza di un potere che porti in vita le nostre
      preghiere e affermazioni, esse possono esistere indefinitamente a
      livello potenziale, cioè come desideri ben intenzionati.

      E’ il dono umano dell’emozione che dà potere alla possibilità di
      realizzare un desiderio. Se ammattiamo di poter scegliere l’emozione
      dell’amore oppure quella della paura per alimentare il nostro
      pensiero, vediamo che spesso e volentieri il nostro bisogno di
      qualcosa si basa sulla paura.

      Il più grande potere della creazione potrebbe essere la GIOIA, andata
      perduta per l’Occidente millecinquecento anni fa, il cui meccanismo
      proviene dal ricordarci del nostro potere di portare benessere,
      abbondanza, salute, sicurezza e piacere nella nostra vita, e
      divertirci nel farlo! Oltre ad aver scoperto come funziona la nostra
      tecnologia interiore della preghiera, ora abbiamo un modo per cambiare
      gli elementi della preghiera affinché ci servano meglio in futuro.

      Quando creiamo dei sentimenti a proposito delle cose che scegliamo di
      sperimentare nel mondo, noi immergiamo nelle possibilità della
      creazione un sentimento in forma di immagine, quel tanto di energia
      che basta affinché si sviluppi una nuova possibilità. La chiave di
      questo sistema, però, è che la creazione restituisce precisamente ciò
      che la nostra immagine aveva mostrato. L’emozione che colleghiamo
      all’immagine attrae la possibilità di quell’immagine. Quando " non
      vogliamo " qualcosa, un ‘emozione basata sulla paura, la nostra paura
      in realtà alimenta ciò che diciamo di non volere. Queste leggi ci
      invitano a are forza alle nostre scelte, mettendo a fuoco le
      esperienze positive che scegliamo, anziché preparandoci per le cose
      negative che non vogliamo. La creazione realizza semplicemente le
      conseguenze dei nostri sentimenti, perpetuando ciò di cui abbiamo
      mostrato un’immagine. Questo è l’antico segreto di una modalità di
      preghiera andato perduto nel quarto secolo d.C.

      Vengono identificate quattro classi o modalità di preghiera:

      Preghiera colloquiale

      Quando parliamo con Dio con parole nostre, descrivendo informalmente
      dei problemi o ringraziandolo dei doni che abbiamo ricevuto: " Caro
      Dio, per favore, se per questa volta permetti……, prometto che non farò
      mai più…..".

      Preghiera di petizione

      In questo tipo di preghiera ci rivolgiamo alle forze creative del
      mondo per ricevere determinate cose o risultati benefici. La preghiera
      di petizione può essere formale o detta con parole nostre : " O
      potente presenza dell’Io Sono", invoco il mio diritto alla
      guarigione".

      Preghiera ritualistica

      In questo caso si ripete una sequenza precostituita di parole,
      soprattutto in situazioni speciali o prescritte. Le preghiere dette
      prima di addormentarsi come "Angelo Custode proteggi il mio sonno",
      oppure prima dei pasti come "Rendiamo grazie per questo cibo" sono
      esempi tipici.

      Preghiera meditativa

      Una preghiera meditativa va al di là delle parole. Nella meditazione
      siamo silenziosi, immobili, aperti e coscienti della presenza delle
      forze creative presenti nel mondo e nel nostro corpo. Grazie alla
      nostra immobilità, permettiamo alla creazione di esprimersi attraverso
      di noi nel momento presente.

      Per molti la pratica della meditazione esula dallo scopo della
      preghiera. In senso stretto, però, se la meditazione implica un
      pensiero, un sentimento e un’emozione, può essere definita sia come
      una meditazione che come una preghiera.

      Le quattro tipologie appena descritte, usate individualmente o in
      combinazione fra loro, costituiscono il corpo centrale delle modalità
      di preghiera usate oggi in occidente.

      Nelle tradizioni indigene ed esoteriche compaiono dei riferimenti a
      una modalità di preghiera che apparentemente non si adatta a nessuna
      di queste categorie. I muri dei templi egiziani, le tradizioni dei
      nativi americani del nord e i curanderos (guaritori) delle montagne
      del Perù hanno dimostrato una forma di preghiera che non viene presa
      in considerazione dalle tradizioni occidentali. E’ possibile che esita
      una quinta modalità, che ci permette di fondere pensieri, ed emozioni
      in una singola, potente forza creativa? Inoltre ci chiediamo: è questa
      la forza che spalanca direttamente i processi di guarigione dei nostri
      corpi e del nostro mondo? I testi antichi,e anche gli studi
      moderni,indicano che la risposta è sì.

      Il segreto della nostra modalità perduta di preghiera consiste nello
      spostare la nostra prospettiva della vita, sentendo dentro di noi che
      il "miracolo" è già accaduto e che le nostre preghiere sono già state
      esaudite. I popoli indigeni di tutto il mondo serbano il ricordo di
      questa preghiera nei loro testi più sacri e nelle loro più antiche
      tradizioni. Oggi abbiamo l’opportunità di convogliare questa saggezza
      nella nostra vita, pronunciando preghiere di gratitudine per qualcosa
      che si è già verificato, anziché chiedere che le nostre preghiere
      vengano esaudite.

      Il sentiero esistente fra l’uomo e le forze di questo mondo comincia
      nei nostri cuori, iniziamo la nostra preghiera per tutto ciò che è e
      per tutto ciò che è stato, per il calore e la siccità, perché così
      sono andate le cose fino al momento presente. Non è una cosa buona e
      nemmeno una cosa cattiva.

      Dobbiamo prima avere in noi i sentimenti collegati a ciò che decidiamo
      di sperimentare. Così facendo piantiamo i semi di una nuova via da
      percorrere, da quel punto in poi la nostra preghiera si trasforma in
      ringraziamento per l’opportunità di scegliere quale creazione vogliamo
      sperimentare. Attraverso la gratitudine noi rendiamo omaggio a tutte
      le possibilità, e portiamo in questo mondo quelle che scegliamo.

      Un paragone tra la versione ampliata contenuta nel testo in aramaico
      di una preghiera, che per generazioni, è stata insegnata agli studenti
      di religione nelle scuole domenicali e la moderna versione biblica
      della preghiera, riserva grosse intuizioni sulle possibilità offerte
      da questa tecnologia perduta.

      La versione moderna è la seguente:

      " Se chiederete qualcosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.

      Finora non avete chiesto nulla nel mio nome.

      Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena ".

      Così recita la versione originale in aramaico, ritradotto:

      " Tutte le cose che chiedere onestamente, direttamente… da dentro il
      mio nome, vi verranno date. Fino ad oggi non avete fatto questo.
      Chiedete, tutte le cose che chiederete onestamente, senza motivi
      nascosti e siate circondati dalla vostra risposta. Siate avvolti da
      ciò che desiderate, perché la vostra gioia sia piena…"

      Con parole di un’altra epoca, siamo invitati ad abbracciare la nostra
      modalità di preghiera sotto forma di una consapevolezza che
      impersoniamo, anziché come un’azione prestabilita che compiamo in
      determinate occasioni. Invitandoci a essere "circondati" dalla nostra
      risposta e "avvolti" da ciò che desideriamo, questo antico passo mette
      l’accento sul potere dei nostri sentimenti. A questo punto, le nostre
      preghiere si trasformano in ringraziamento per ciò che abbiamo creato,
      anziché essere una richiesta che la nostra creazione si realizzi.

      Dobbiamo riconsiderare una parola che forse ha perso il suo
      significato in tempi recenti, si tratta della parola FEDE, la fede
      diventa l’accettazione del nostro potere in quanto forza capace di
      imprimere una direzione alla creazione. E’ questa prospettiva
      unificata che ci permette di procedere nella vita,con la fiducia di
      aver seminato nuove possibilità grazie alle nostre preghiere. La fede
      ci permette di essere certi che le nostre preghiere si realizzano. Con
      questa conoscenza, le nostre preghiere diventano espressione di
      gratitudine, dando vita alle nostre scelte e facendole sbocciare nel
      mondo.

      Le attuali pratiche religiose e spirituali ci hanno chiesto di
      intessere l’ordito della preghiera nel tessuto della nostra esistenza.
      Raramente, però,ci hanno mostrato come farlo. Esistono testi
      contenenti un’eredità di saggezza che risale a prima della storia
      umana e che ci dimostrano i raffinati elementi di questa potente
      tecnologia, andata perduta da tempi immemorabili. Dopo aver
      identificato le tre componenti di pensiero, sentimento ed emozione,
      gli Esseni ci hanno realmente mostrato come fonderle in un’ unica
      attuazione! L’hanno fatto indicando un comune denominatore, che
      collega la fine della sofferenza con l’allineamento delle componenti
      della preghiera. La migliore descrizione di questo collegamento ci
      viene data dai maestri stessi dell’arte della preghiera:

      Il Figlio dell’Uomo cercherà prima di tutto la pace del corpo; perché
      il corpo è come uno stagno di montagna: quando è calmo e limpido
      rispecchia il sole, ma quando è pieno di fango e sassi non rispecchia
      nulla.

      Poi, affinché l’angelo della Saggezza possa guidarlo, il Figlio
      dell’Uomo cercherà la pace nel pensiero…. Non esiste, né in cielo né
      in terra, un potere più grande dei pensieri del Figlio dell’Uomo.
      Anche se è invisibile agli occhi del corpo, ogni pensiero è fornito di
      una grande potenza, e la sua forza può persino scuotere i cieli.

      Poi il Figlio dell’Uomo cercherà la pace dei suoi sentimenti….Dobbiamo
      dunque sollecitare l’Angelo dell’Amore, affinché entri nei nostri
      sentimenti e li purifichi; e allora tutto ciò che era impazienza e
      discordia si trasformerà in armonia e pace.

      "Cercate l’Angelo della pace in tutto quello che vive, in tutto ciò
      che fate e in ogni parola che pronunciate. Perché la pace è la chiave
      di tutta la conoscenza, di tutti i misteri e di tutta la vita".

      Il Vangelo di Marco, capitolo dodici, versetto trenta ci svela il modo
      in cui gli elementi della preghiera si fondono per formare un tutt’uno
      che ha lo stesso punto focale. Per creare questo potere, ci viene
      richiesto di amare in un modo molto specifico: " Amerai dunque il
      Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con
      tutta la tua mente e con tutte la tua forza. Secondo la prospettiva
      essenza del nostro rapporto col Creatore, noi siamo uno con il Padre
      celeste : " Accanto al fiume sta il sacro Albero della Vita. Là dimora
      mio Padre e la mia dimora è in Lui. Il Padre Celeste ed io siamo Uno".
      La divina scintilla della creazione e del nostro Creatore palpita in
      ogni essere umano della terra. Per mettere a fuoco la preghiera,
      dobbiamo amare il principio creativo stesso della vita, il nostro
      Creatore, con tutto il cuore, con tutta l’anima, la mente e la forza
      che c’è in noi. Poiché siamo uno con il nostro Padre celeste, amando
      lui amiamo anche noi stessi. E’ attraverso il corpo, il cuore e la
      mente che noi sperimentiamo pensiero, sentimenti ed emozioni. Anche se
      sentiamo di avere un controllo limitato sulle nostre percezioni, è
      proprio il legame che abbiamo con esse che ci permette di scegliere la
      qualità delle nostre esperienze. Conosci questa pace con la mente,
      desidera questa pace col cuore, realizza questa pace col corpo.

      Attraverso la logica della mente, dobbiamo concepire la pace come
      qualcosa di reale e dobbiamo provarlo a noi stessi, dimostrando che è
      possibile trovare la pace nella vita quotidiana e nel mondo. Con la
      forza del cuore, dobbiamo poi desiderare che questa pace sia in tutto
      ciò che sperimentiamo. La pace esiste già in questo mondo. La nostra
      sfida è cercarla e trovarla, perfino nei luoghi dove potrebbe sembrare
      che non esista. E’ attraverso il corpo che esprimiamo la mente e il
      cuore, e siamo noi che scegliamo le azioni da offrire al mondo. Questo
      passo ci ricorda di far si che le nostre azioni risecchino all’esterno
      le scelte che abbiamo già preso interiormente.

      Il pensiero, il sentimento e l’emozione sono vibrazioni che noi
      proiettiamo sulla raffinata sostanza della coscienza. Ciascuna di esse
      produce un effetto. Dobbiamo unificare pensiero, emozione e sentimento
      e vivere secondo i desideri del nostro cuore " Dovete abbandonarvi
      mentalmente al vostro desiderio già avverato attraverso il vostro
      amore per quello stato e, facendo ciò, dovete vivere nel nuovo stato e
      non più in quello vecchio". (Neville) Le nostre preghiere prendono
      vita quando riusciamo a mettere a fuoco il sentimento corrispondente
      al desiderio che abbiamo in cuore, anziché il pensiero del nostro
      mondo conoscitivo.

      Noi facciamo parte di tutto ciò che percepiamo. Essendo agglomerati di
      atomi, molecole e composti, siamo fatti esattamente degli stessi
      elementi di cui è fatto il nostro mondo, niente di più e niente di
      meno. Questo principio è il fondamento di molte credenze antiche e
      indigene e ci ricorda che, attraverso fili invisibili e innumerevoli
      legami, noi facciamo parte di ogni espressione vitale. In un mondo in
      cui vige una simile risonanza, ogni roccia, albero, montagna, fiume e
      oceano fa parte di noi. Qualunque evento accada ai materiali di cui è
      fatto il mondo, esso viene percepito dal nostro organismo. I materiali
      che ci circondano nella vita quotidiana rispecchiano le scelte di vita
      che abbiamo fatto. Senza eccezioni, le abitazioni, le automobili, gli
      animali domestici e la terra rispecchiano in ogni momento qualità,
      implicazioni e conseguenze delle nostre scelte di vita.

      Gli eruditi dello gnosticismo si rivolgevano alle generazioni future
      col linguaggio del loro tempo, ricordando che la terra è dentro di
      noi, che noi siamo in lei e che entrambi siamo intimamente coinvolti
      in ogni aspetto di ciò che sperimentiamo. I maestri Esseni concepivano
      il corpo umano come un punto di convergenza nel quale le forze della
      creazione si uniscono per esprimere la volontà di Dio. Consideravano
      il tempo che gli esseri umani trascorrono insieme come un’opportunità
      per condividere esperienze di collera, rabbia, gelosia e odio a cui
      talvolta vorremmo sfuggire o che tendiamo a giudicare. I nostri corpi
      fisici sono però anche i veicoli che ci permettono di levigare in noi
      l’amore, la compassione e il perdono, le qualità che ci elevano fino
      alle più alte espressioni di umanità. Per questo motivo, gli antichi
      vedevano il corpo umano come un luogo sacro, il tempio tenero e
      vulnerabile della nostra anima. Infatti è proprio all’interno del
      tempio corporeo che le forze del cosmo si uniscono, dando forma
      all’espressione di tempo, spazio e materia. Più precisamente lo
      spirito opera attraverso la materia, all’interno dell’esperienza
      spazio – temporale, per trovare la sua più piena espressione.

      (Tratto da L’Effetto Isaia di Gregg Braden e dal Vangelo Esseno della pace)

      °°°

      " Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che
      fa vibrare le particelle di un atomo
      e che tiene insieme il minuscolo sistema solare dell’atomo…
      Dobbiamo supporre l’esistenza di una mente conscia e intelligente
      dietro a questa forza.
      Questa mente è la matrice di tutta la materia ". Max Planck

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