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  • Topic: D'annunzio

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    • 21 gennaio 2011 12.26.33 CET
    • D'annunzio

                                         LA PIOGGIA NEL PINETO

      Capire come DIO ha creato l mondo. Non mi interessa questo o quel fenomeno in particolare: voglio penetrare a fondo il Suo pensiero. Il resto sono solo minuzie ... l'esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. E' l'emozione fondamentale che accompagna la nascita dell'arte autentica e della vera scienza. Colui che non la conosce, colui non può più provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere...leggete:

      Taci. Su le soglie
      del bosco non odo
      parole che dici
      umane; ma odo
      parole più nuove
      che parlano gocciole e foglie
      lontane.
      Ascolta. Piove
      dalle nuvole sparse.
      Piove su le tamerici
      salmastre ed arse,
      piove su i pini
      scagliosi ed irti,
      piove su i mirti
      divini,
      su le ginestre fulgenti
      di fiori accolti,
      su i ginepri folti
      di coccole aulenti,
      piove su i nostri volti
      silvani,
      piove su le nostre mani
      ignude,
      su i nostri vestimenti
      leggieri,
      su i freschi pensieri
      che l'anima schiude
      novella,
      su la favola bella
      che ieri
      t'illuse, che oggi m'illude,
      o Ermione.

      Odi? La pioggia cade
      su la solitaria
      verdura
      con un crepitío che dura
      e varia nell'aria
      secondo le fronde
      più rade, men rade.
      Ascolta. Risponde
      al pianto il canto
      delle cicale
      che il pianto australe
      non impaura,
      nè il ciel cinerino.
      E il pino
      ha un suono, e il mirto
      altro suono, e il ginepro
      altro ancóra, stromenti
      diversi
      sotto innumerevoli dita.
      E immersi
      noi siam nello spirto
      silvestre,
      d'arborea vita viventi;
      e il tuo volto ebro
      è molle di pioggia
      come una foglia,
      e le tue chiome
      auliscono come
      le chiare ginestre,
      o creatura terrestre
      che hai nome
      Ermione.

      Ascolta, ascolta. L'accordo
      delle aeree cicale
      a poco a poco
      più sordo
      si fa sotto il pianto
      che cresce;
      ma un canto vi si mesce
      più roco
      che di laggiù sale,
      dall'umida ombra remota.
      Più sordo e più fioco
      s'allenta, si spegne.
      Sola una nota
      ancor trema, si spegne,
      risorge, trema, si spegne.
      Non s'ode voce del mare.
      Or s'ode su tutta la fronda
      crosciare
      l'argentea pioggia
      che monda,
      il croscio che varia
      secondo la fronda
      più folta, men folta.
      Ascolta.
      La figlia dell'aria
      è muta; ma la figlia
      del limo lontana,
      la rana,
      canta nell'ombra più fonda,
      chi sa dove, chi sa dove!
      E piove su le tue ciglia,
      Ermione.

      Piove su le tue ciglia nere
      sìche par tu pianga
      ma di piacere; non bianca
      ma quasi fatta virente,
      par da scorza tu esca.
      E tutta la vita è in noi fresca
      aulente,
      il cuor nel petto è come pesca
      intatta,
      tra le pàlpebre gli occhi
      son come polle tra l'erbe,
      i denti negli alvèoli
      con come mandorle acerbe.
      E andiam di fratta in fratta,
      or congiunti or disciolti
      (e il verde vigor rude
      ci allaccia i mallèoli
      c'intrica i ginocchi)
      chi sa dove, chi sa dove!
      E piove su i nostri vólti
      silvani,
      piove su le nostre mani
      ignude,
      su i nostri vestimenti
      leggieri,
      su i freschi pensieri
      che l'anima schiude
      novella,
      su la favola bella
      che ieri
      m'illuse, che oggi t'illude,
      o Ermione.

    • 21 gennaio 2011 16.02.35 CET
    • D'annunzio

       

       

                           "Colui che non la conosce, colui non può più provare stupore e meraviglia è già

                           come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere"

       

       Un po' rivisitata ma, questa è una frase di Albert Einstein.

      Ora domando, non è corretto indicare la vera fonte dei nostri scritti, la dove riguardano citazioni non proprie? I nostri Forum "girano" inevitabilmente in Internet.

      "Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere".( Albert Einstein ) Egli, qui si riferisce alla morte.

      La meravigliosa LaPioggiaNelPineto, parla di due amanti che per mano passeggiano in un bosco, dove lui esorta lei ad ascoltare le "voci" della natura, qui si amano, godono di questo sublime momento e non trovo il nesso con la morte.

      Selvatica

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