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    • 25 settembre 2014 21.22.06 CEST
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      Processo Why Not:

      condannati a Roma De Magistris e Genchi.


      Un anno e tre mesi e uno di interdizione dagli uffici per aver acquisito le utenze telefoniche di Prodi e Mastella, pene sospese
      Il sindaco: «Subisco ingiustizia, la mia vita sconvolta»

      NAPOLI — Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è stato condannato, a Roma, ad un anno e tre mesi con pena sospesa a conclusione del processo sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi.


      I PM: ASSOLUZIONE - Nei confronti di De Magistris, nel maggio scorso, i pubblici ministeri avevano chiesto l’assoluzione. Per Genchi, invece, era stata sollecitata la condanna ad un anno e 6 mesi. La sentenza del giudice monocratico di Roma attribuisce invece la responsabilità penale a entrambi gli imputati.

      INTERDIZIONE DI UN ANNO - La sentenza emessa dal Tribunale di Roma (giudice monocratico Rosanna Iannello) ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno per i due imputati. Iannello ha comunque concesso le attenuanti generiche, la sospensione della pena irrogata, compresa quella accessoria, e la non menzione nel certificato penale. L’utilizzo dei tabulati telefonici oggetto del procedimento erano riferiti a diversi esponenti politici, da Romano Prodi, Clemente Mastella, Marco Minniti a Francesco Rutelli. Il sindaco con Genchi dovrà risarcire i parlamentari coinvolti.

      DE MAGISTRIS: «LA MIA VITA SCONVOLTA» - «Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti», commenta il sindaco De Magistris. «In Italia, credo non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale. Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili. Prima mi hanno strappato la toga, con un processo disciplinare assurdo e clamoroso, perché ho fatto esclusivamente il mio dovere, dedicando la mia vita alla magistratura, ed ora mi condannano, a distanza di anni, per aver svolto indagini doverose su fatti gravissimi riconducibili anche ad esponenti politici».

      L’EX MAGISTRATO: «ERRORE GIUDIZIARIO» - «Non avendo commesso alcun reato», continua il sindaco di Napoli, «ho la speranza che si possa riformare, in appello, questo gravissimo e inaccettabile errore giudiziario. La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie, ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione ed ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica. Oggi, con questa sentenza, di fatto, mi viene detto che non avrei dovuto indagare su alcuni pezzi di Stato, che avrei dovuto fermarmi. Rifarei tutto, perché ho agito con coscienza e rispettando solo la Costituzione. Vado avanti con onestà e rettitudine, principi che hanno sempre animato la mia vita e che una sentenza così ingiusta non può minimamente minare. La Giustizia è più forte della legalità formale intrisa di ingiustizia profonda».

      GLI AVVOCATI DI RUTELLI E MASTELLA - «La sentenza emessa dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici che furono coinvolti nella vicenda, tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella», affermano i legali dei due esponenti politici, gli avvocati Titta e Nicola Madia oltre a Cristina Calamari. «La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione - hanno aggiunto - determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all’epoca in carica».

      MASTELLA, «NULLA POTRÀ RIPAGARMI» - «Nulla mai potrà ripagarmi. Quell’indagine, condotta in maniera illegale, è stata all’origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico», così Clemente Mastella commenta la sentenza Why Not con la condanna di de Magistris e Genchi. «Quell’indagine - ha detto ancora - ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana. Da allora tutto è precipitato».

      DE SIANO (FI), CI ATTENDIAMO COERENZA - «Qui si parrà la sua nobilitate», afferma il coordinatore regionale di Forza Italia Domenico De Siano, per il quale «ferme restando tutte le debite considerazioni relative ai principi del garantismo, coerenza politica vorrebbe che chi ha quotidianamente chiesto la testa dei politici anche solo indagati, figuriamoci dei rinviati a giudizio o condannati, ne traesse le debite conseguenze».

      RUSSO (FI) LA CONDANNA E’ POLITICA - «Non siamo garantisti a giorni alterni. De Magistris per me sarà colpevole dei reati a lui ascritti solo quando i tre gradi di giudizio avranno decretato l’eventuale condanna. Nel frattempo per me rimane un cittadino in attesa di giustizia. Altra cosa è la condanna politica già definitiva»: è quanto dichiara il parlamentare Paolo Russo, coordinatore per Forza Italia della città metropolitana di Napoli. «C’è, infatti, una domanda che ogni persona di buon senso si pone e cioè se Napoli, le sue criticità, i cornicioni cadenti, i ritardi su Bagnoli o su Napoli Est, le difficoltà dei giovani che cercano occupazione o di quelli che sono stati espulsi dal mondo del lavoro - afferma Russo - possa essere governata da un sindaco che non mi pare si sia distinto per efficienza ed efficacia in questi anni e che oggi è anche dimezzato nella sua autorevolezza istituzionale. A questo interrogativo solo de Magistris può dare una convincente risposta soprattutto in ragione del fatto che in queste ore si va celebrando la costruzione della città metropolitana che vedrebbe proprio in lui la massima responsabilità. Non credo che Napoli e la città metropolitana meritino siffatto governo». Ed ancora Fi con la Santanché: «Al giustizialista De Magistris, che ha sempre predicato in un modo ma ha sempre razzolato in un altro come si evince anche dalla condanna di oggi, dico: sii coerente con le tue battaglie: dimettiti».


      ANTONIO DI PIETRO SOLIDALE - «Spero che De Magistris possa chiarire tutto» dice l’ex leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che si dice «solidale» con l’ex collega magistrato.

      BASSOLINO «PERFIDO» SU TWITTER: - L’ex governatore della Campania Antonio Bassolino su Twitter: «Napoli ha un sindaco condannato, titola...(segue il nome di una grossa testata online, ndr), anche il vicesindaco se è per questo».

      CALDORO: IO GARANTISTA A 360 GRADI - «Condanna de Magistris. Garantista a 360 gradi. Fino al terzo grado sempre innocenti». Lo scrive su Twitter Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, in merito alla condanna del sindaco di Napoli per l’inchiesta Why Not. «Chi di Why Not ferisce di Why Not perisce. Ma è triste un paese in cui sono i giudici e non il popolo a scegliere i suoi rappresentanti», è invece il tweet di Marco di Lello, presidente dei deputati socialisti.

      CENNI SULL’INCHIESTA «WHY NOT» - Il nome della complessa inchiesta «Why Not» deriva da una società di outsourcing di Lamezia Terme che forniva alla Regione Calabria lavoratori specializzati nel settore informatico. Una dei soci ed amministratore della Why Not, Caterina Merante, insieme inizialmente agli altri due soci, che avrebbero poi parzialmente ritrattato, ha dato il via alle indagini che hanno ipotizzato un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come “La Loggia di San Marino”. A tale presunta loggia massonica coperta, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti, si ipotizzava iscritta una parte dei 19 indagati ai quali i carabinieri notificarono informazioni di garanzia per associazione per delinquere, truffa, corruzione, violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete sino al finanziamento illecito dei partiti. Nel mese di dicembre 2008, dopo lo scontro tra le Procure di Catanzaro e Salerno, e dopo i primi interventi del Consiglio Superiore della Magistratura, l’avviso di conclusione indagini invece notificato a ben 106 persone, tra cui l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero ed il suo predecessore Giuseppe Chiaravalloti. Archiviata invece la posizione di Romano Prodi e di alcuni suoi più stretti collaboratori dopo che in precedenza era stata anche stralciata la posizione di Clemente Mastella. Il 21 gennaio 2012 il Gup di Roma Barbara Callari rinvia a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l’accusa di aver acquisito nel 2009 in modo illegittimo i tabulati telefonici di alcuni parlamentari.

       

      Ora, mi chiedo se l'accusa ( Falsa ) fatta a Silvio Berlusconi tentando di dargli la colpa di aver fatto cadere il Governo Prodi, resta ancora impiedi o cade, specialmente ora che Finalmente si sa con certezza che Cadde per colpa Di De Magistris che fece Condannare Mastella e moglie ( Ingiustamente. )

       

       

       

       

       

       

                                                                                                 ...GAME..OVER...

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