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Gli italiani amano gli eroi

  • Come ho sempre asserito e continuo a perpetrare in quest'assioma gli italiani non sono un popolo omogeneo, bensì un'accozzaglia di genti unite con forza da due stereotipi assurdi della storia. Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II.
    La stragrande maggioranza degli italiani si può definire come nell'arringa finale di un famosissimo film: "Chi gioca ai cavalli è un misto, un cocktail, un frullato de robba, un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c'ha na lira e uno che nun c'ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto! E adesso v'ho fregato a tutti e mo' beccate questa... tié!. Ecco chi è, ecco chi è il giocatore delle corse dei cavalli" , tratto da Febbre da Cavallo, Gigi Proietti.
    Eppure è proprio nel valutare tale definizione che sorge un controsenso, un popolo, che in passato è stato grazie a pochi personaggi capace di azioni eroiche, oggi dimentica il suo bastardissimo DNA e si perde dietro figure il cui acume è la rappresentazione più precisa descritta nel concetto di giocatore di cavalli ma, perché esiste un ma, nella proposizione più cattiva, disonorevole e assurda.
    Ricordo ancora nelle notti del 99/2000 quando da pochissimi ascoltatori ci ritrovammo tutta l'Italia a seguire Luna Rossa di Prada, il suo skipper Francesco de Angelis divenne il nostro eroe nazionale, e come lui tanti hanno cavalcato l'onda dell'eroismo abdicato al bisogno della massa di un uomo in cui credere, che allontani i pensieri e faccia parlare dai muratori ai dottori nei bar per il primo caffè di strambate e bolina.
    Si riesce addirittura a superare colpevolezze in parte verificate perché, è il calciatore di una tale squadra o solo perché lo si colpisce con pseudo accuse di doping pur di distruggerlo, perché l'eroe dura poco se non ha le palle (sic) per reggere contro il popolo che lo vuole vivo,forte e non a testa in giù.
    Oggi ci ritroviamo con un CSM allo sbando costretto a navigare tra correnti strane che ne vogliono il pieno possesso a discapito del "diritto" della tutela di chi colpito dalla legge, una politica dove chi come il PD è stato cacciato a calci nel sedere dal parlamento eppure oggi sbraita e urla contro un governo per buona parte ridicolo.
    Si siamo strani, in piccoli paesi del sud la Lega si ritrova a prendere voti alle europee da titolari di serie A, ma, non è la Lega, in realtà è l'eroe che oggi sta smuovendo quel senso di patriottismo, ricordo lontano del Piave e di chi moriva per la Patria, e, nello stesso momento un 8 settembre cavalcato dalla vergogna del tradimento.
    Non è la Lega a prendere i voti, è Salvini.
    Questo giovanotto dall'aria seria e un po' dura che poi si perde in fotografie da pizza e birra con amici il sabato sera, non è il solito pachiderma che impone il concetto di politico capace a dare la mano a una bambina e nello stesso tempo rubarle le caramelle.
    E mentre parliamo di un eroe che sta scaldando il cuore di molte persone, un altro titolo ci fa ripiombare nell'oblio della maledizione. Angeli e demoni.
    Bambini strappati a famiglie per interessi economici di chi si è inventato una professione che io ho da sempre ritenuta alla maniera di Karl Kraus.
    E tra una motovedetta schiacciata da un'eroina della sinistra e della Francia, tra chi combatte contro i nuovi negrieri di morte, c'è sempre il commissario Montalbano a farci sognare una giustizia più pulita, più certa.
    Dopo cinquanta anni di rubli presi dal PCI e dai suoi adepti, dopo l'omicidio di Aldo Moro volutamente VOLUTO perché scomodo a tanti, durante Angeli e Demoni ecco nascere una nuova inchiesta ad hoc... il rublogate che somiglia più che mai alle comiche di Stanlio e Olio, che convince sempre di più il popolo dell'eroicità di Salvini e della poca certezza di chi su uno scranno bagnato dal sangue di tanti GIUSTI macchia e insinua.
    Io non so se Salvini sia, o no l'uomo giusto per questa Patria cosi tanto disperata, ha acceso e infiammato il cuore di buona parte del paese che in lui vede oggi l'ostaggio osteggiato da gente che per meri interessi di poltrona, di partito, economici o solo per risentimento vuole appeso a testa in giù.
    A Lui dedico uno dei passi più belli di una poesia che gli si addice come un abito di sartoria: 
    O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane; risorgi - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe, per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate, te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi; tratta da O Capitano Mio Capitano di Walt Whitman.

    Ci aggiorniamo amici... Ci aggiorniamo!!!


Commenti

1 commento
  • ROGERR4BBIT
    ROGERR4BBIT Gli Italiani sono un gregge....
    Che segue il bue di turno....altro che eroi.
    Withman dedicò la sua poesia ad un vero eroe che era stato appena
    ammazzato...
    19 lug