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  • Topic: Coda di paglia

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    • 10 settembre 2014 15.14.04 CEST
    • Coda di paglia

       

      Coda di paglia

      Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
       

      Avere la coda di paglia è un'espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il sapere di aver combinato qualcosa,

      di non avere la coscienza tranquilla e, di conseguenza, avere timore di essere scoperto, allarmarsi alla prima allusione sfavorevole,

      discolparsi senza essere stati accusati, quindi reagire impulsivamente a critiche o osservazioni.

      Probabilmente, l'origine dell'espressione fa riferimento alla pratica medievale di umiliare gli sconfitti o i condannati

      attaccando loro una coda di paglia,con la quale dovevano sfilare per la città a rischio che qualcuno gliela incendiasse

      come gesto di ulteriore scherno.

      con la quale dovevano sfilare per la città a rischio che qualcuno gliela incendiasse come gesto di ulteriore scherno.

       

       

    • 10 settembre 2014 15.33.07 CEST
    • Coda di paglia

      Ottima usanza, secondo me da ripristinare, immantinente, mi dispiace per qualche ex-donzella costretta a mostrare simile attributo, celato per chi non vuol vedere. ma questa è la vita (evito francesismi, se è difficile l'italiano, figuriamoci le lingue europee).  

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      Buona Vita

    • 10 settembre 2014 15.57.10 CEST
    • Coda di paglia

      Ci sono diverse scuole di pensiero qualcono dice che il significato del termine: ’ Avere la coda di paglia Il modo di dire risale a un proverbio toscano: «Chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco». Ma forse è più giusto risalire a una favola di Esopo. Una volpe ebbe mozzata la coda da una tagliola. Soffriva talmente per la menomazione che convocò tutte le altre volpi per convincerle dell’ inutilità della coda e dell’ opportunità di amputarla.Preferisco la versione di 1ILTUOSOGNO quella di Wikipedia

      POVERINA...

    • 10 settembre 2014 18.57.02 CEST
    • Coda di paglia

      Riporto, per qualche lettore più curioso, la spiegazione data dall'Accademia della Crusca. Nobile istituzione italica.

      "Sul significato dell'espressione avere la coda di paglia non sembrano esserci dubbi e tutti i principali repertori lessicografici e di modi di dire ne danno pressappoco la stessa definizione: chi ha la coda di paglia sa di aver combinato qualcosa, non ha la coscienza tranquilla e, di conseguenza, è sempre sospettoso per timore di essere scoperto; la versione tradizionale (e un po' in disuso) del più recente e “mediatico” avere uno scheletro nell'armadio. Meno lineare appare invece la ricostruzione dell'origine dell'espressione. La spiegazione tradizionale e largamente conosciuta si fonda su quella data da Costantino Arlia (in Voci e maniere di lingua viva, Milano, P. Carrara, 1895), tratta da Fanfani e ripresa poi in molti dizionari etimologici, che faceva risalire l'espressione alla favola in cui una volpe che aveva perso la coda, per la vergogna, se ne sarebbe messa una posticcia di paglia. Molto più convincente la ricostruzione proposta da Ottavio Lurati (Dizionario dei modi di dire, Milano, Garzanti, 2001) che fa riferimento alla pratica medievale di umiliare gli sconfitti o i condannati attaccando loro una coda di paglia con la quale dovevano sfilare per la città a rischio che qualcuno gliela incendiasse come gesto di ulteriore scherno. La coda naturalmente rappresenta il simbolo del degrado dallo status di persona a quello di animale. Questa origine sembra dar conto dei diversi e contemporanei stati d'animo che caratterizzano chi ha la coda di paglia: la consapevolezza del proprio errore, la vergogna e la diffidenza verso gli altri che possono rendere pubblica la colpa, aggravando il senso di umiliazione. Lurati cita un episodio specifico avvenuto nel Trecento e raccontato da Galvano Fiamma nella sua cronaca intitolata Manipulus Florum: i prigionieri pavesi, sconfitti dai milanesi, sarebbero stati cacciati dalla città con una coda di paglia attaccata in fondo alla schiena.

      La stessa espressione è presente in molti dialetti italiani e trova corrispondenti anche nel tedesco e in forme gergali francesi; la locuzione inoltre rappresenta il nucleo da cui si sono formate forme proverbiali, come il toscano chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco (proverbio registrato dal Giusti) o il pavese chi gh’a la cua d paia, l gh’a pagüra che la gh brüsa.»

      Raffaella Setti

       

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